Vittadini: "Tra stato e mercato vince la persona"

La sussidiarietà è il modello alternativo a statalismo e liberismo, cui si ispira anche il credito cooperativo. Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà: "E' questa la tradizione italiana, ma va riscoperta"

Giorgio Vittadini Bcc Sangro Teatina
La Mia Banca | 

Oggi più che mai, per uscire dalle secche della crisi economica, è indispensabile lasciarsi alle spalle strade vecchie e illusorie come uno statalismo asfissiante o un liberismo becero, e imboccare senza remore la sola strada che valorizza la persona nella sua interezza, specie nelle aggregazioni sociali in cui si esprime: la sussidiarietà. Si tratta di una concezione del rapporto tra persona, Stato e mercato teorizzata da papa Pio XI nell'enciclica Quadragesimo Anno - "Siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare" - e che di fatto rappresenta lo spirito più originale della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Ai giorni nostri, se questo principio è più conosciuto di quanto non lo fosse un tempo, il merito va in buona parte alla Fondazione per la Sussidiarietà, ideata nel 2002 dal professor Giorgio Vittadini come luogo di ricerca, formazione e divulgazione intorno ai temi culturali, sociali ed economici, con riferimento al principio di sussidiarietà. Il presidente Vittadini volentieri discute con noi di questo principio.

 

Presidente Vittadini, che cos'è la sussidiarietà?

È la valorizzazione delle iniziative che nascono dalla società in risposta a bisogni comuni, e che esprimono il protagonismo delle persone e delle loro aggregazioni sociali. Quei tentativi, dunque, che non nascono né dallo Stato, né da logiche di mercato (anche se vi possono partecipare), ma da realtà sociali che si muovono per rispondere ai problemi delle persone, secondo ideali di bene comune. Anche se, di fatto, si parla più che altro degli aspetti giuridici della sussidiarietà, esso è essenzialmente un approccio socioeconomico che riconosce il valore primario dell’iniziativa delle persone, singole e associate.

 

La sussidiarietà è finanche nella nostra costituzione. Del resto, l'Italia è la culla di un modello sociale basato sulla persona e le aggregazioni sociali in cui si esprime. Ma, di fatto, quanto è realmente diffusa questa mentalità sussidiaria oggi?

Il principio di sussidiarietà è diventato principio costituzionale nel 2001 (riforma del titolo V) con il nuovo articolo 118 anche se era implicitamente presente in alcuni altri articoli, tra cui il n. 2. Ma se l’iter per il suo riconoscimento ufficiale è stato lungo, la sua prassi è presente da sempre nella storia, anche pre-unitaria, del nostro Paese. I movimenti cattolico e operaio all’inizio della storia unitaria furono capaci di dar vita a banche, università, centri di formazione, ospedali e opere sociali importantissime per lo sviluppo della nazione. Oggi, questa esperienza è ancora molto diffusa perché, benché facilmente diffidente nei riguardi delle istituzioni, la nostra non è una società individualista: lo dimostra la crescita esponenziale del non profit. Peccato che, a livello politico, la sussidiarietà reale sia ostacolata da una destra rozza e liberista e da una sinistra ancora statalista.

 

"Più società fa bene allo Stato" è stato detto. Perché?

È sufficiente pensare al referendum sulle scuole paritarie che c'è stato a Bologna nei mesi scorsi. In quella circostanza è emerso un dato importante: grazie al privato sociale, lo Stato risparmia tantissimo e garantisce un'educazione di qualità. Già oggi è difficilissimo tenere i conti in ordine, figuriamoci se lo Stato dovesse fare tutto quello che fa oggi il privato sociale...

 

La sussidiarietà è un modello che può riguardare anche il credito e la finanza?

Certamente. Le banche di ispirazione popolare, come il credito cooperativo o le casse di risparmio o le stesse fondazioni, sono un esempio di economia sussidiaria, in cui lo scopo non è premiare gli azionisti ma permettere lo sviluppo economico di un territorio. Queste banche sono l'ultimo residuo di sussidiarietà economica, avendo sostenuto lo sviluppo senza lasciarsi aggredire dalla grande finanza mondiale.

 

Quale spazio lei immagina per la finanza in un sistema economico?

La finanza deve sostenere l'economia, non una redditività fine a se stessa, fuori della realtà. Quando non è così, succede il disastro, come è dimostrato dal fatto che una finanza sovradimensionata ha innescato la più grossa crisi mondiale. Del resto, come non si può creare l'oro dal piombo, così non si può nemmeno dare a tutti la casa ricorrendo all'illusione sociale dei derivati. Tutte operazioni criminali che stiamo ancora pagando. San Tommaso stigmatizzava questo sfilamento tra economia reale e virtuale parlando dell'usura.

 

Bcc Sangro Teatina nasce 110 anni fa dall'intuizione di un sacerdote, don Epimenio Giannico, desideroso di emancipare i contadini della sua zona dall'usura sulla scia della Rerum Novarum di Leone XIII. Oggi è la più antica cassa rurale di Abruzzo e Molise. Di persone e tentativi come quello di don Giannico, un tempo, era piena l'Italia: sono possibili anche ai giorni nostri?

Ce ne sono ancora moltissimi. Del resto, tutto il sistema delle banche di credito cooperativo ha resistito all'urto della crisi, come quello delle casse di risparmio. È la prova che, quando le banche sostengono l'economia, assolvono la loro vera funzione, e resistono nel tempo.

 

Da cinque anni, almeno, siamo nelle secche della crisi, mentre un paese come gli Stati Uniti - dove questa crisi è nata - sta già tornando a crescere: secondo lei ci stiamo mettendo troppo tempo ad uscirne? Se sì, come mai? E, in definitiva, quale strada imboccare per uscirne prima?

Gli Stati Uniti stanno ripartendo perché hanno scelto di finanziare e sostenere l'economia reale. Non è un caso, del resto, se le imprese vi stanno tornando dalla Cina. È vero: niente è cambiato per quanto riguarda la finanza. Neppure Obama è riuscito a porre argine ad una forza così grande, ma comunque sta cercando di ridare ossigeno all'economia produttiva. In Italia, invece, avviene il contrario: se l'Hp, ideata in un garage, si trovasse sul nostro territorio incontrerebbe mille ostacoli di natura ambientale, giuridica, burocratica che la farebbero chiudere. In breve: qui da noi continua a permanere una diffidenza verso l'imprenditoria, e si preferisce il comodo posto statale. Fino a quando non si tornerà ad investire sulla formazione e sulla capacità di iniziativa delle persone, non si tornerà ad investire nell'economia reale.

 

Come si sta muovendo il governo Letta?

È un governo che sta facendo il possibile, tra i falchi di destra e giustizialisti di sinistra che lavorano per affossarlo e resiste con grande responsabilità, cosciente che la priorità in questo momento è governare il Paese e rilanciare il suo sviluppo. Cosa che può avvenire solo liberando le energie diffuse nel tessuto sociale, dando loro credito e sostegno, proprio secondo il principio di sussidiarietà.

 

 

Giorgio Vittadini

Ha fondato nel 2002 la Fondazione per la Sussidiarietà come strumento di sviluppo culturale attraverso attività formative, di ricerca, editoriali. È professore ordinario di Statistica Metodologica presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca, e direttore scientifico del Consorzio Interuniversitario Scuola per l’Alta Formazione Nova Universitas.

Dirige Atlantide, quadrimestrale della Fondazione, ed è tra i fondatori della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli (Meeting di Rimini). Ha fondato e presieduto fino al 2003 la Compagnia delle Opere, associazione d’imprese ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa. È autore di numerosi articoli e saggi su temi socio-economici, in particolare per ciò che riguarda sussidiarietà, welfare, impresa sociale, capitale umano. Su tali argomenti ha curato numerose pubblicazioni e collabora con i principali media italiani.