Democrazia economica: le scelte nelle mani di molti

Dopo gli ultimi, difficili anni è urgente ridiscutere un modello in cui le decisioni sono prese da pochi centri di potere. Per questo, la diversità del credito cooperativo va difesa e rafforzata. Parla Leonardo Becchetti

Leonardo Becchetti Bcc Abruzzi E Molise
10 aprile 2015
La Mia Banca | 

L'Italia è terra di democrazia economica: il nostro potere decisionale in economia è nelle mani di più centri, diversamente da altri Paesi dove in pochissimi decidono le sorti di molti. E non sempre per il meglio. Una biodiversità, dunque, che va preservata e rinforzata. Ne è certo il professor Leonardo Becchetti, docente universitario a La Sapienza e tra i massimi studiosi di economia e finanza etica. E, va sottolineato, grande conoscitore del mondo del credito cooperativo, con cui condivide continuamente riflessioni e battaglie comuni. Ben volentieri, con questa intervista ci aiuta a comprendere un concetto centrale nell'articolo 2 dello statuto di Bcc Sangro Teatina, quello di democrazia economica. Inizia così, con questo numero de La Mia Banca, un percorso di approfondimento delle parole chiave che compongono questo passaggio dello statuto che, in maniera incisiva, riassume lo spirito più autentico della nostra banca. Uno spirito tutto da riscoprire, per apprezzare ancora di più il valore del nostro modo di intendere il credito, la persona, l'economia, il bene comune.

 

Professor Becchetti, che cos'è la democrazia economica?

Come noto, nel mondo abbiamo a che fare con livelli diseguaglianza altissimi: un piccolo numero di persone concentra nelle sue mani più ricchezza di tutta la restante parte della popolazione. Dunque, la democrazia in sé non funziona? Com'è possibile che non generi eguaglianza? Da un punto di vista politico, poiché la storia ci insegna che i grandi gruppi economico-finanziari sono in grado di condizionare campagne elettorali e decisioni pubbliche, serve un necessario riequilibrio dei poteri tra cittadini, Stato e imprese. È indispensabile passare da un sistema "a due mani", fatto di mercato e istituzioni, ad un sistema "a quattro mani", i cui protagonisti siano anche cittadini responsabili e imprese capaci di abbandonare la logica della massimizzazione del profitto per quella della sostenibilità e di scelte etiche in favore del bene di tutti. Imprese, in altri termini, che vivano di criteri di responsabilità sociale. Si ha vera democrazia economica, quindi, quando c'è il transito proprio da un sistema a due ad uno a quattro mani. I cittadini, però, devono svegliarsi: decidano di "votare con il portafoglio", vale a dire con la sempre maggiore consapevolezza che le loro scelte di consumo e risparmio, premiando imprese etiche e socialmente responsabili, sono la principale urna elettorale che hanno a disposizione.

 

Il concetto di democrazia si associa solo all'economia o anche alla finanza?

Anche alla finanza, naturalmente, ma questo è il tema più delicato di tutti perché proprio in questo settore si assiste ad uno squilibrio fortissimo. È sufficiente pensare che ci sono gruppi finanziari più grandi degli stessi Stati, quei gruppi che condizionano le scelte di regolamentazione che hanno prodotto crisi finanziaria mondiale. I governi al riguardo sono ancora troppo deboli nel contrastare questo strapotere, anche se qualcosa si sta muovendo. Interessante, al riguardo, la tesi di Brandeis quando afferma che negli Stati Uniti l'antitrust e il sistema cooperativo sono gli argini all'oligopolio.

 

Un'economia democratica funziona meglio di altre economie?

Il rischio da scongiurare è che le ricchezze si concentrino nelle mani di poche persone, e lavorare affinché si mantengano le leve di comando e controllo economico nelle mani di più centri possibili. Quando questo non avviene, ci rimettono tutti: questi ultimi anni ci hanno dimostrato che le crisi hanno effetti più drammatici proprio dove i rapporti sono squilibrati. Prendiamo il caso di Islanda e Cipro: qui le crisi di alcune banche hanno condizionato fortemente la stabilità di tutto il sistema politico, contagiando anche il livello internazionale. Fortunatamente, l'Italia al riguardo non è messa male, e questo va detto con forza.

 

Veniamo alla situazione di casa nostra. In Italia, ci sono ambiti economici dove questo concetto si esprime meglio (impresa, mercato, sistema bancario ecc.)? Quale esperienza, a suo avviso, esemplifica meglio il concetto di democrazia economica in Italia?

L'Italia è terra di grande ricchezza su questo fronte, specie per quanto riguarda la finanzia solidale e cooperativa: le esperienze delle bcc, delle banche popolari o della stessa Banca Popolare Etica ne sono testimonianza efficace. Il rischio che corriamo ai giorni nostri però è che un intervento dall'alto, per motivi non chiari, possa ridimensionare questa lunga tradizione, che ha dato i suoi frutti. Si stanno discutendo novità normative che mi spaventano.

 

Perché, a suo avviso, il governo ha deciso di riformare il voto capitario? Teme ci sia la "manina" di qualche potere forte dietro questa riforma?

Con sicurezza possiamo dire che alcuni, finora, ci hanno già guadagnato... Detto questo, quella proposta dal governo è una riforma che non ha alcuna logica di tipo economico. Si guardi l'esempio del Canada: uno sistema fortemente incentrato su un credito di tipo cooperativo, che non è stato colpito dalla crisi. Ci sarà un motivo? Se proprio c'è necessità di una riforma del credito, si acceleri sulla divisione tra banche di affari e banche commerciali, ma si mantenga la diversità di casa nostra. Rimango dunque dell'avviso che non c'è alcuna urgenza di intervenire in questo modo. La realtà, del resto, ci parla esattamente del contrario di quello che il governo asserisce: le crisi negli ultimi anni ci sono state proprio nelle spa, non certo nelle banche di credito cooperativo. Quest'ultime, è bene rimarcarlo, le crisi se le risolvono sempre da sole, al loro interno. Aggiungo, infine, che non mi pare proprio che nelle spa in crisi si sia verificata la sbandierata velocità di raccolta capitali.

 

A chi fa comodo un sistema di banche "troppo grandi per fallire"?

Solamente a quelle banche. L'interesse delle famiglie e delle imprese non è quello.

 

Così com'è, il sistema del credito cooperativo, con il suo voto capitario (una testa, un voto), funziona o ritiene sia comunque necessaria una qualche modifica?

In generale, è un sistema che funziona bene. Tutto si può migliorare, naturalmente. Per questo, quando si parla di autoriforma, da un lato ribadisco che mission delle bcc e voto capitario non devono cambiare, e dall'altro suggerisco un rafforzamento del sistema delle garanzie: una soluzione sullo stile austriaco, dove non c'è un solo gruppo integrato ma un sistema di garanzie di rete molto efficiente ed efficace. Accanto a questo, si potrebbero introdurre limiti nei mandati e regole severe per le ammissioni nei consigli di amministrazione. Ecco, tutto questo renderebbe ancora più stabile un sistema che si differenzia da quello delle popolari per il vincolo di investire localmente, una mutualità prevalente che nelle popolari è del 70 per cento, e una fiscalità agevolata.

 

Dall'Europa ci vengono indicazioni specifiche in merito alla necessità di riformare il sistema?

L'Europa una volta tanto non chiede proprio nulla! Altrimenti non si spiega perché la Merkel abbia ricapitalizzato le banche cooperative che rappresentano un pilastro fondamentale del sistema economico tedesco.

 

 

Leonardo Becchetti

Coordinatore del master Mesci (Development Economics and International Cooperation), coordinatore del corso di laurea European Economy and Business Law, ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma "Tor Vergata". Doctor Philosophy (PhD) conseguito presso l’Università di Oxford. Dottorato in Economia Politica conseguito presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma "La Sapienza". Master of Science, in Economics conseguito presso la London School of Economics. Master in "Economia e Amministrazione“ conseguito presso la  Facoltà di Economia dell’ Università di Roma "Tor Vergata”. Presidente del Comitato Etico di Banca Popolare Etica, direttore del sito www.benecomune.net e direttore scientifico della fondazione Achille Grandi, portavoce campagna 005 per la riforma della finanza, e membro del Comitato Esecutivo di Econometica (consorzio universitario per gli studi sulla responsabilità sociale d'impresa), di Aiccon, e consigliere della Società Italiana degli Economisti.