Nuovi scenari per Il Buon Samaritano: la nostra Africa

L’associazione di Atessa al lavoro per ottenere l’idoneità per operare in progetti di cooperazione internazionale. Don Daniel Ngandu: “In tredici anni già fatto tanto, ma possiamo e vogliamo crescere”

Buon Samaritano Bcc Abruzzi E Molise (1)
10 dicembre 2020
La Mia Banca | 

Compie tredici anni l’associazione Il Buon Samaritano, che ha sede ad Atessa, e si accinge ad entrare in una nuova fase. Ce ne parla don Daniel Ngandu, instancabile animatore di questa bella realtà, presieduta dal dottor Antonio Sparvieri.

 

Don Daniel, Il Buon Samaritano sta lavorando ad un’evoluzione: di che si tratta?

Fino al 2014, le Organizzazioni Non Governativi (ong) erano una categoria di enti non profit idonei ad aggiudicarsi bandi per progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo, parte integrante e qualificante della politica estera italiana. In seguito alla riforma del 2014, e la creazione dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo, è stato costituito un nuovo elenco, dove confluiscono le vecchie ong e i nuovi enti del Terzo settore che di volta in volta l’Agenzia valuta capaci di operare nei paesi esteri. Questo nuovo albo si chiama elenco delle Osc, Organizzazioni della Società Civile, e richiede numerosi requisiti, tra cui i volumi dei bilanci annuali, la qualità e l’impiego delle risorse umane in loco, la visibilità comunicativa dei nostri progetti sul sito… Manca poco al Buon Samaritano per maturarli e stiamo lavorando di gran lena per giungere al termine della procedura. Sicuramente se si diventa una osc cambiano tante cose: avremmo la possibilità di concorrere ai finanziamenti del governo per realizzare a nome dell’Italia progetti di cooperazione internazionale, e l’associazione dovrà di conseguenza strutturarsi per diventare efficiente e dar vita ad un maggiore protagonismo a livello regionale e nazionale.

 

L’associazione compie tredici anni: perché nacque nel 2007? Perché questo nome?

Il Buon Samaritano è nato nell’aprile del 2007, sono passati esattamente 13 anni e non mi sembra vero! Il nome s’ispira alla nota parabola raccontata nel vangelo di Luca. Abbiamo pensato che per i soci e volontari ispirarci nel nostro operato dall’esempio del Samaritano del Vangelo sarebbe stato il massimo.

 

Quali i momenti salienti di tutti questi anni? Chi ricorda con particolare gratitudine?

In questi anni gli obiettivi raggiunti sono stati il frutto di un lavoro da formiche caratterizzato da piccoli passi, momenti umili e normali. Ricordo con grande gratitudine la signora Elisetta Pierina Ianni che ha fatto la donazione del suo appartamento all’associazione per la nuova sede di via Sant’Antonio ad Atessa. Dio benedica lei e la sua famiglia! Esprimo a nome de Il Buon Samaritano gratitudine al socio Fabrizio di Marco che è stato artefice di questa donazione. Con commozione e pensiero pietoso ricordo l’amico e socio fondatore dottor Nicola Daniele, richiamato alla casa del Padre prima di vedere ancora qualche frutto dei progetti concepiti insieme. Pace alla sua anima! Ricordo gente umile di Atessa e dintorni che non c’è più e che, avendo creduto del nostro operato, non ha fatto mancare all’associazione il loro aiuto. Colgo l’occasione per esprimere la mia gratitudine alla Bcc Sangro Teatina che ci è stata vicinissima fin dall’inizio e continua ad essere fedele sostenitrice della nostra mission.

 

Lei ha aperto le porte dell’Africa, in particolare del Congo, a tante persone di Atessa: che cosa hanno scoperto e imparato?

Mi piace accompagnare volontari in Congo. Penso sia sempre un arricchimento uscire ogni tanto dal proprio mondo per confrontarsi con persone, culture e realtà diverse. In questi anni sono diversi i volontari di Atessa e non che sono venuti a fare l’esperienza con noi in Congo. Per sapere cosa hanno scoperto ed imparato sarebbe opportuno chiedere a loro. Mi ricordo comunque due episodi. Durante uno dei miei viaggi in Congo con una coppia della nostra zona, li portai in uno dei nostri orfanotrofi. Vedendo i bambini e le loro condizioni la signora si commosse e pianse. E durante un altro viaggio con una comitiva dei ragazzi, alla vigilia del nostro viaggio di ritorno, un ragazzo disse che non si sarebbe mai più comportato con l’acqua come prima perché non vedeva l’ora di farsi una bella doccia, e un altro disse che la prima cosa che avrebbe fatto tornando in Italia sarebbe stato prendere un attimo la sua macchina e godersi l’asfalto e la strada. In altri termini, questi ragazzi avevano imparato ad apprezzare quello che avevano e ritenevano scontato.

 

Cosa c’è nel futuro de Il Buon Samaritano?

Vedo nel futuro un‘associazione ben strutturata rappresentativa della regione Abruzzo nel mondo della cooperazione internazionale allo sviluppo, vedo il bene fatto bene con cuore in mano, ma anche più sostenitori e volontari e più educazione alla cittadinanza globale.